Il bicentenario
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La Normale nella Repubblica
Ettore Remotti avvia una politica di rinnovamento degli insegnamenti della Normale, come ad esempio per la cattedra di Analisi matematica, affidata ad
Alessandro Faedo, che promuove la rinascita della “scuola matematica pisana”.
Sempre più gravi appaiono però i problemi economici ed amministrativi della Scuola che si avviano a soluzione solo con una legge del 1957,
che aumenta il contributo statale e definisce l’entrata nei ruoli dello Stato
del personale amministrativo.
La Scuola pisana riprende così una crescita che coincide con un progressivo aumento del numero degli allievi, tra cui il futuro premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia.
Tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 l’avvento dell’università di massa costringe la Normale a ripensare il suo ruolo. L’entrata in vigore del nuovo Statuto, nel 1969, segna il rafforzamento di un’autonomia e di una specificità che danno il via ad un processo rinnovato di sviluppo della Normale. Intanto, il Collegio medico-giuridico della Normale diventa il primo nucleo della attuale Scuola di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna.
Secondo le parole di Gilberto Bernardini - direttore dal 1964 al 1977 - la Normale è destinata a diventare «l’istituzione universitaria italiana, unica nel suo genere, capace di dare un contributo determinante alla formazione delle future classi dirigenti e uno fondamentale al progresso della cultura nel nostro paese».



